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Gabriele Guidi​

Studente Master UniBz 2024/2025

Titolo della storia

AI e modellazione: il presente e il futuro dell’FSE

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7

Orario

15:45 - 16:10

Storia

Nell’ingegneria antincendio l’innovazione non è un concetto astratto, ma un’esigenza concreta. Ogni progetto richiede equilibrio tra tempi di calcolo, affidabilità dei risultati e sostenibilità economica. Per questo credo che il futuro dell’FSE passi da due direzioni complementari: valorizzare pienamente le tecnologie attuali e accogliere con lucidità quelle emergenti.
Un esempio chiaro è FDS. Quando se ne padroneggiano le logiche interne e si sfruttano con precisione l’ottimizzazione delle mesh e l’impiego strategico delle vent, si riducono sensibilmente i tempi computazionali mantenendo intatta la qualità del risultato. Non è un dettaglio tecnico, ma un beneficio reale per il cliente: tempi più rapidi, costi ridotti, maggiore competitività sul mercato. La vera innovazione, spesso, nasce dalla capacità di interpretare a fondo gli strumenti che già utilizziamo.
Allo stesso tempo, guardando avanti, la comunità scientifica esplora scenari interessanti come il possibile passaggio dalle CPU alle GPU. Non è ancora realtà diffusa, ma è una prospettiva che potrebbe rivoluzionare la modellazione, rendendo i calcoli più rapidi e consentendo l’integrazione di un numero crescente di parametri. Un orizzonte che non possiamo trascurare, perché apre a simulazioni sempre più aderenti alla complessità dei fenomeni reali.
C’è però un aspetto che considero fondamentale: la natura stessa di FDS. Spesso, lavorando con interfacce grafiche come PyroSim, CPI win FSE o altri software, ci si concentra sulla parte visiva e si dimentica che, in realtà, tutto si traduce in codice. Ricordare che dietro FDS c’è programmazione significa aprirsi a nuove possibilità, perché quel codice può essere gestito e potenziato con gli stessi strumenti che stanno trasformando il mondo del software.
Ed è qui che l’intelligenza artificiale entra in gioco. Oggi non possiamo pensarla come un sostituto, ma come un supporto. Può individuare errori, proporre correzioni, generare alternative, fornire spunti nei momenti di blocco. È un assistente sempre disponibile, che non risolve ogni problema ma riduce tempi morti e migliora l’efficienza. I dati lo confermano: nel 2025 il 40–50% delle righe di codice sarà generato dall’AI; oltre l’80% dei programmatori già la utilizza, pur con meno del 25% che dichiara piena fiducia. L’AI non toglie centralità al professionista: ne amplifica la capacità.
Se in altri ambiti di programmazione questo è già realtà, perché non pensare che anche nell’FSE possa diventare una risorsa quotidiana? Immagino un futuro in cui, di fronte a un errore o a un dubbio, non sia necessario sfogliare ogni volta decine di pagine di manuale, ma ci si possa confrontare con un assistente intelligente capace di orientare e stimolare nuove soluzioni.
Il futuro dell’FSE non si giocherà solo sulle GPU o sulle nuove tecnologie, ma anche sulla nostra capacità di integrare conoscenza tecnica e strumenti digitali avanzati e un uso consapevole dell’AI.